Le Attività

Il Prioratus Hospitalis Acconensis è in grado di allestire una Commenda Ospitaliera Completa, costituita da:

  • Cappella
  • Ospedale
  • Infermeria
  • Armeria
  • Sartoria
  • Capitolo
  • Tesoreria
  • Scriptorium
  • Cucina

ed illustrarne le relative attività basandosi su studi di vari trattati, sulla Regola, sugli Statuti, sui Manoscritti e sul Cartolaire.
Essendo un gruppo che ricostruisce un Ordine Assistenzialistico,si ha una particolare cura sulla ricostruzione dell’Infermeria ed annesso Ospizio, ove venivan accolti, curati e rifocillati i pellegrini in viaggio nella TerraSanta

Perchè Ospitalieri….

I gruppi di rievocazione storica si assomigliano: ricorrono proposte analoghe, variando alcune tipologie o particolari… combattenti e cucina, cerusico e tessitura, erborista e simili, armeria … tutti indossano abiti splendidi, ciascuno nel proprio ambito e in linea con il ceto scelto: borghesi, popolani, nobili, cavalieri: splendide cotte d’armi, armature spocchiosissime. Bellissimi in battaglia. Bellissimi durante la vita da campo e civile. Caratteri dei personaggi il più possibile in linea con l’abito che indossano.

Ci è stato chiesto in cosa consiste la differenza del presentare un Ordine militare monastico come l’Ordine degli Ospitalieri, e quale sarebbe la diversità rispetto al ‘già visto’.

Una domanda scomoda per un gruppo appena affacciato alla scena rievocativa e che vive all’inizio del proprio entusiasmo che sembra ‘ovvio’; una domanda che usualmente non viene posta. Ma che ha indotto ad una riflessione che ha trovato una risposta in quello che è stata la realtà storica in particolare di questo Ordine (militare e assistenzialistico).

Il punto di partenza è la mentalità:

il rievocatore che riveste quel ruolo sa che essere un Ospitaliere non era una bella armatura o potenza al massimo livello ma era una scelta di vita che nasceva non dal lignaggio ma dalla fede. Questo si riflette sulla rievocazione sia della vita militare che della vita religiosa e comunitaria e della attività di assistenza e cura.

Circa la vita militare: in un’epoca in cui la figura del cavaliere è l’esaltazione della massima individualità, essere un combattente di un Ordine militare propone una figura di cavaliere/combattente del tutto diversa: è evidente e ben rappresentato dal fatto che non esiste la cotta d’armi personale ma il singolo sparisce e si muove dentro uno schieramento che indossa una ‘livrea’. Nulla a che vedere con cotte d’arme di gruppo che per necessità moderna e organizzativa di gruppo rievocativo sono uguali ma che non possono pertanto, a rigore, essere invocate come storiche: solo gli Ordini militari hanno questa prerogativa.

E solo gli Ordini militari vantavano storicamente la preparazione di schieramento e battaglia che ne faceva degli strumenti di combattimento formidabili. Al contempo, anche la discesa in campo per quei combattenti significava non la rincorsa dell’affermazione del singolo nell’abilità militare ma ne esprimeva un aspetto della religiosità e dei voti espressi.

Di qui il significato storico e il senso rievocativo di presentare i combattenti con le cotte dell’Ordine, con variazioni secondo il periodo come si derivano dagli Statuti; nel nostro caso, cavalieri in cotta rossa affiancati dai sergenti in nero, un muro di scudi rossi con croce latina bianca in linea perfetta, un addestramento militare di battaglia pari a quello dell’Ordine del Tempio. L’impatto visivo per gli spettatori è significativo e quello che è fondamentale è la sua storicità. La discesa in battaglia viene preceduta dalla preghiera in armatura completa davanti alla tenda-cappella che rappresenta una parte tipica del campo ospitaliere, per affidare la propria anima all’Onnipotente e rinnovare le proprie promesse di abnegazione. Se la preparazione alla battaglia, con la vestizione di usberghi ed elmi e l’approntamento delle armi, attira spesso l’attenzione del pubblico, mostrare il modo particolare in cui questo avveniva fra questi combattenti costituisce un elemento rievocativo suggestivo e di interesse.   

Circa la vita comunitaria: i tavoli erano divisi per grado d’importanza, il pasto avveniva in silenzio o con lettura di passi biblici; il più alto in grado in quella situazione, Commendatario, Maresciallo o Balivo, si assicurava che tutti – dal più importante all’ultimo dei commensali – avessero la stessa porzione di cibo e il piatto pieno, e solo allora dava il permesso di iniziare a mangiare: ‘nessuno toccherà mai cibo o bevanda senza che tutti siano messi nella medesima condizione di farlo’.

In quanto Ordine religioso, l’ingresso di un fratello prevedeva una cerimonia di ingresso con un rituale ben definito.

Se il momento del pranzo viene usualmente considerato ‘privato’ durante le manifestazioni rievocative  e di fatto non differenzia molto un gruppo rispetto ad un altro, il gruppo Ospitaliere cerca di riproporre questo momento di vita comune così come dettato dalla Regola, sia nella divisione dei personaggi, sia nelle modalità di inizio dei pasti e del consumo degli stessi. Oltre a proporre inevitabilmente, come ogni altro gruppo, la necessaria attività di cucina…

L’ingresso nell’Ordine di un nuovo fratello viene presentata come momento significativo e coinvolgente rifacendosi al rituale storico.

Circa l’attività assistenzialistica/medica:

fin dall’origine i dettami della Regola puntano l’attenzione sui ‘nostri signori gli ammalati’ ricalcando le indicazioni evangeliche di cura e attenzione elettiva ai malati, i feriti e i poveri. Dalla Regola di Raimondo de Puy (1120-1160): “Quando l’ammalato arriverà, sia accolto cosi: riceva il santo sacramento dopo aver confessato i propri peccati al priore capitolare, sia portato in un letto e là, come se fosse un signore, ogni giorno prima del pranzo dei fratelli, sia nutrito caritatevolmente secondo le possibilità della casa”. Per la cura di queste persone nascono grandi istituzioni come l’Ospedale di S.Giovanni a Gerusalemme e l’Ospedale di Acri, con indicazioni precise relative alla dieta e alle cure mediche.

L’accoglienza di un bisognoso (ferito/malato o meno) al momento dell’arrivo al campo ospitaliere, e la cura dei feriti e dei malati (con attrezzatura medica del cerusico e presentazione di cure mediche oltre che simulazione di interventi chirurgici), sono parti inevitabili e sostanziali dell’attività rievocativa del gruppo; in questo ambito viene espressa la collaborazione anche con figure di civili che storicamente collaboravano con le precettorie.

Indubbiamente presentare personaggi laici è più semplice, immediato e comprensibile al pubblico che cerca nelle rievocazioni il tangibile di modelli che si è creato basandosi soprattutto su film e immaginazione. Indubbiamente presentare qualcosa che va oltre l’aspetto di valorosi militari (comunque contemplato) e che cerca invece di mostrare a tutto tondo la vita di un Ospitaliere, che non si esauriva nella mera attività di combattente, è un’offerta particolare. Comprendere questo significa peraltro essere fedeli a quella che è l’anima della rievocazione e non limitarsi a presentare solo aspetti noti ma magari oggi distorti di una realtà di vita di otto secoli fa.